Credito d’imposta fino a €. 5.000.000,00 (*) per impresa in progetti di innovazione organizzativa

 

Le imprese che effettuano investimenti in ricerca e sviluppo per il miglioramento dei processi e dei servizi avranno la possibilità di ottenere un’agevolazione fiscale sotto forma di credito d’imposta. E’ questa l’ultima notizia dello scorso 16-03-2016 fornita dal Ministero dello Sviluppo Economico per promuovere l’innovazione nelle imprese italiane.

 

Il credito d’imposta spetta per ciascun beneficiario fino ad un importo massimo annuale di 5 Milioni di Euro. Ogni impresa, di qualsiasi dimensione e settore, può usufruire della misura del credito fino al 50% per investimenti sostenuti in consulenza e formazione condotte da personale esterno altamente qualificato e per contratti con Università ed Enti di Ricerca.

 

In collaborazione con Proxyma, da anni laboratorio per lo sviluppo di metodi e strumenti per l’analisi strutturata dei processi dell’Università degli Studi Marconi, dell’Università degli Studi di Torino e dell’Accademia Italiana del Sei Sigma, siamo strutturati per supportarti nella concretizzazione di un progetto di ingegnerizzazione di nuovi processi/servizi o di miglioramento organizzativo per l’aumento dell’efficienza, riportando tutti i vantaggi derivanti da questa iniziativa:

 

1) l’elevatissimo ROI derivante dal progetto di miglioramento;

2) il beneficio fiscale ottenibile dal credito d’imposta

3) la possibilità di accedere ad altre agevolazioni per il finanziamento dell’investimento iniziale.

 

(*) Contattaci per maggiori informazioni

 

 

THE TIME IS NOW (QUANDO IL TEMPO È ADESSO)

 

Il Business Continuity Institute ha istituito dal 16-20 Maggio 2016 la Business Continuity Awareness Week (Settimana della consapevolezza sulla Business Continuity) -

È mia intenzione fornire, di seguito, un piccolo contributo al fine di sensibilizzare e/o aumentare la consapevolezza di Imprenditori e Manager sull'importanza della " Continuità Operativa " e della " Resilienza Aziendale ".

 

Viviamo in un periodo storico pieno di pericoli, ogni minuto di ogni giorno da qualche parte del mondo accade qualcosa, . . qualcosa di devastante.

Eventi che potrebbero avere (o hanno) conseguenze che nessuno può prevedere: disastri naturali (la maggior parte causati dall'uomo), eventi che possono ferire le persone e distruggere le attività di business.

Purtroppo questi eventi non li possiamo fermare, ma possiamo prepararci per poterli affrontare.

 

Quando un incidente interrompe l'attività di un'Azienda, non c'è tempo per avere esitazioni, per chiedersi che cosa si dovrebbe fare, come reagire.

È il momento di agire, agire con decisione. - Le Aziende dotate di un piano di continuità operativa è in questi momenti che lo attivano. È un fatto chiave per assicurare la continuità di erogazione del servizio e/o la fornitura del prodotto ai propri clienti, assicurare il benessere dei propri dipendenti e assicurare tutti gli stakeholder sulla capacità di continuare a fare business.

 

La gestione della continuità operativa è vitale poiché un fallimento sulle proprie capacità di continuità e ripresa potrebbe avere un impatto devastante su tutta l'Organizzazione; perciò, è importante, portare all'attenzione del titolare e/o dell'Alta Direzione questa tipologia di rischi affinché siano considerarti all'interno dei processi decisionali.

 

Per le Aziende non dotate di piani, un incidente può trasformarsi in una crisi, una crisi può diventare una catastrofe.

Dopo un disastro:

  • il 25% delle Aziende non riaprono
  • l'80% delle società che non riaprono entro 1 mese, escono dal mercato
  • il 75% delle società, senza un piano di Business Continuity falliscono entro 3 anni

A seguito di un disastro alcune imprese sopravvivono, altre falliscono, c'è una linea sottile fra le due data dalla capacità di essere resilienti.

La resilienza la si implementa analizzando i propri processi, definendo le priorità di ripristino, le risorse minime necessarie, la formazione dei dipendenti, i piani di ripristino; l'obiettivo è di rendere operativo il proprio business nel minimo tempo possibile.

Al fine di verificare l'efficacia di quanto implementato è indispensabile eseguire dei test di verifica.

 

Se c'è un momento storico in cui la " resilienza " è necessaria, questo è il momento.

 

 

RIFLESSIONI SULLA REPUTAZIONE AZIENDALE

 

Fin dai tempi antichi l'uomo ha sempre tenuto conto della reputazione del singolo e della comunità.

Psicologicamente il grado di reputazione del singolo era ed è direttamente proporzionale al grado di stima, sentirsi accettati e rispettati all'interno della comunità/società.

 

I meccanismi di reputazione del singolo valgono anche per un'Organizzazione: il grado di reputazione equivale ad essere accettato (dagli stakeholder, in generale) e in particolare dal Cliente-Consumatore, quindi possiamo dire che la " reputazione è un elemento per generare valore all'interno dell'Organizzazione ".

 

Ad oggi, non c'è ancora una definizione univoca e condivisa scientificamente, sulla reputazione aziendale (corporate reputation) poiché viene vista, studiata, analizzata sotto diverse sfaccettature (p.e. nell'ambito della compliance può essere messa in relazione ad alcune fattispecie di reato, nell'ambito delle discipline economiche viene messa in relazione ai rischi strategici di business).  Nonostante questo può essere ugualmente misurata utilizzando modelli che possono avere  un approccio analitico generalista, o un approccio analitico specialista, oppure un approccio sintetico.

 

Qualsiasi sia l'angolazione con cui vediamo la reputazione aziendale la stessa evoca:

  • persone
  • percezioni
  • relazioni
  • comunicazione

Essendo un elemento multidimensionale e interdisciplinare diventa importante scomporla nei suoi elementi base al fine di individuare i punti di debolezza sui quali andare a lavorare.

 

La costruzione e/o il mantenimento della reputazione si collocano lungo una linea continua temporale nella quale vengono valutate le azioni messe in atto dall'Organizzazione.

 

È importante riflettere anche in merito alla connotazione negativa della reputazione, che diventa un'etichetta di cui è difficile liberarsi.

Psicologicamente è difficile ricredersi nei confronti di qualcuno (o di un'Organizzazione) che ha una reputazione negativa, nonostante vengano messi in atto e attuati comportamenti volti a suscitare valutazioni positive.

In linea generale si tende a ricordare molto di più i comportamenti negativi rispetto a quelli positivi.

 

Una cosa è certa: La reputazione è una risorsa, rara, intangibile, difficile da imitare, complessa e multidimensionale, il cui accumulo richiede molto tempo, è difficile da manipolare direttamente, il suo utilizzo é illimitato e non si deprezza usandola.

 

In un mercato sempre più competitivo, dove i clienti sono sempre più esigenti, il grado di reputazione può far la differenza con i propri competitor.